01/02/13

Una Storia Comune- Miriam

Dalla Rete
Si era fatto silenzio intorno. Si percepiva soltanto lo sciabordio delle onde sulla battigia. Miriam  passò una mano tra i lunghi capelli, indugiando - come in una carezza - tra i morbidi riccioli ramati, esaltati dalla luce del tramonto. Si sollevò di scatto, stirandosi pigramente e mosse alcuni passi verso la riva. Si fermò e rimase in attesa, le era parso di udire un richiamo… forse sua madre la cercava. Era uscita senza avvertire - non sapeva da quanto.
Non era poi molto lontana da casa. Si voltò lentamente a destra e la intravide: bianca e bassa con le persiane verdi. La porta sembrava spalancata e una figura andava su e giù per il porticato. Mosse un altro passo e lambì l’onda - bianca di spuma - con la punta del piede sinistro. Si ritrasse di scatto, percorsa da un brivido. Succedeva sempre così. Il mare era un richiamo forte, un’emozione intensa…quasi dolorosa. E poi un blocco inspiegabile o forse no. Pochi frammenti di memoria, brani del passato: l’acqua intorno e su di lei, grida mute, paura, morbido e ineluttabile sprofondare e poi niente, il ricordo si fermava qui.
Adesso aveva caldo. Il gracile petto di adolescente si sollevava con ritmo affrettato.
Un groviglio di immagini e di pensieri.

Avevano lasciato Milano da poco più di una settimana: un trasferimento forse definitivo. Sua madre lo aveva annunciato con noncuranza una sera qualunque di un mese prima, nel loro piccolo appartamento - al terzo piano di una palazzina dignitosa - poco lontano da piazza del Duomo. Era la fine di maggio, una serata un po’ afosa, l’aria greve e intrisa di odori dolciastri.

“Tra un mese andremo via da Milano”- disse. “Ho accettato un lavoro in una cittadina sulla costa ligure. È un posto carino. Lo stipendio è generoso. Vedrai, ci troveremo bene”.
Nessuna replica da parte sua. Quando sua madre aveva deciso, era inutile discutere.
E adesso erano qui: una cittadina che non conosceva, tra gente nuova. Tutto da rifare. Ma sì, in fondo un posto valeva l’altro. Non aveva grandi rimpianti: nessuna amica del cuore da cui separarsi, nessun gatto e neanche un canarino per cui piangere.
Meglio così, pensò e - inarcando la schiena - scosse ripetutamente la testa, più volte. Pareva che dicesse no a qualcosa o a qualcuno…o - chissà - forse a se stessa.

Ruotò di mezzo giro e si lasciò il mare alle spalle. L’odore della salsedine era intenso, mescolato all’effluvio di qualcosa, che marciva poco distante. Si incamminò a piedi nudi, passo dopo passo. Le tracce ineguali sulla sabbia umida - una più profonda dell’altra - indicavano che la ragazza claudicava lievemente. Il difetto non disturbava la grazia della sua esile figura e Miriam procedeva, quasi con eleganza, guardandosi intorno.
Nell’ombra incipiente della sera, palpitavano le ultime lame di luce. La bruma si addensava mentre il giorno si dissolveva dolcemente.
In lontananza, si stagliavano scuri due massicci rocciosi, a ridosso del mare, separati e quasi scavati da un’enorme mano. Miriam li contemplava affascinata e pensava alle storie misteriose, ascoltate da bambina. Un brivido leggero sulla pelle. Si guardò attorno e istintivamente affrettò l’andatura.
Ormai era vicina a casa. Si fermò un istante a riprendere fiato, lisciandosi i fianchi e i capelli. Le sembrò di intravedere Anna - sua madre.

La luce era accesa in cucina mentre fuori, nel portico, era buio. [Continua]

1 commento:

  1. Davvero bella, scritta molto bene... non vedo l'ora di leggerne il seguito.

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